Il richiamo del Nord: Silvia Pepe tra emigrazione, ricerca e Scozia segreta

  1. Partiamo dall’inizio: da dove vieni e che cosa ti ha portata a lasciare l’Italia e trasferirti nel Regno Unito?

Sono nata e ho vissuto a Torino e sono arrivata nel Regno Unito nel 2008. Da tempo sentivo il desiderio profondo di un cambiamento. Conoscevo già il Regno Unito, perché vi ero stata molte volte, e alcuni suoi luoghi esercitavano su di me un richiamo difficile da spiegare soltanto razionalmente.

Sentivo Glastonbury come la mia città natale e la Scozia come un’altra terra d’origine. Non stabilirei una gerarchia tra questi luoghi: entrambi mi erano intimamente familiari, come se vi avessi già vissuto. Nella mia esperienza, certi luoghi custodiscono una memoria alla quale l’anima può tornare a connettersi. Per questo il trasferimento non rappresentò un nuovo inizio, ma la continuazione di un cammino e di un’opera che sentivo di dover portare avanti qui.

  1. Perché proprio Liverpool? E che rapporto hai oggi con la città?

Quando sono arrivata nel Regno Unito vivevo inizialmente a Manchester con i miei figli; soltanto in seguito mi sono trasferita a Liverpool. Nessuna di queste città è stata scelta casualmente: la loro posizione mi permetteva di stabilirmi in un punto di collegamento tra il Nord e il Sud del Paese.

Da Liverpool posso raggiungere con relativa facilità la Scozia, il Galles, ma anche Glastonbury, Bath e le altre località dell’Inghilterra meridionale che hanno un significato particolare nel mio percorso. Non posso dire di avere sviluppato un legame affettivo con Liverpool: per me rappresenta soprattutto una buona base dalla quale muovermi, lavorare sia al Nord sia al Sud e continuare la mia attività sulle Terre Sacre. È un centro pratico dal quale seguire una geografia spirituale molto più vasta.

  1. Qual è stata la cosa più difficile a cui abituarti vivendo in UK e, al contrario, quella che hai imparato ad apprezzare di più?

In realtà non ho incontrato particolari difficoltà di adattamento. Fin dal mio arrivo tutto mi è sembrato sorprendentemente naturale: ho subito iniziato a guidare sul lato opposto della strada senza alcun problema, ho apprezzato immediatamente la lingua, le abitudini e, più in generale, la vita nel Regno Unito.

Non ho mai avuto la sensazione di dovermi adattare a un Paese estraneo; al contrario, era come se conoscessi già questi luoghi e vi avessi vissuto in un tempo passato. Più che un trasferimento, per me è stato una sorta di ritorno: il riconoscimento esteriore di qualcosa che interiormente mi era già familiare.

  1. Dopo tanti anni all’estero, che cosa senti ancora profondamente italiano di te e che cosa invece hai assorbito della vita britannica?

Ciò che è rimasto più profondamente italiano in me è certamente il rapporto con il cibo. Per il resto, il mio modo di pensare e di vivere è diventato tipicamente britannico e, per molti aspetti, scozzese.

Non ho vissuto questo cambiamento come uno sforzo o come la necessità di rinunciare a una parte di me: fin dall’inizio tutto mi è sembrato naturale. Le abitudini e la mentalità del luogo non mi hanno mai creato disagio; al contrario, mi hanno coinvolta profondamente. Ancora una volta, la sensazione non è stata quella di arrivare in un Paese straniero, ma di tornare a casa.

  1. Come nasce Alba della Luce Interiore e che cosa rappresenta oggi per te?

Alba della Luce Interiore non nasce propriamente come un progetto, ma da un’intenzione che porto con me fin dall’infanzia: quella di ricongiungermi a una filosofia e a una tradizione che sentivo profondamente mie. Questa tradizione è la Western Esoteric Tradition, nella quale ho riconosciuto qualcosa che apparteneva già alla mia anima.

Da questo riconoscimento è nata l’esigenza di creare una scuola interamente italiana, attraverso la quale divulgare anche in Italia gli insegnamenti, i principi e il patrimonio spirituale della Tradizione Esoterica Occidentale. Oggi Alba della Luce Interiore rappresenta la forma concreta assunta da quell’intenzione originaria: un ponte tra una memoria interiore e un’opera viva di studio, trasmissione e rinnovamento spirituale.

  1. Nel tuo percorso hanno un ruolo importante la Western Esoteric Tradition e Dion Fortune. Come ti sei avvicinata a questo mondo e che cosa ti ha affascinato particolarmente?

Non posso dire che sia stato un singolo aspetto della Western Esoteric Tradition ad affascinarmi, perché ho sempre sentito profondamente mia questa filosofia. Era presente in me fin dall’infanzia ed è cresciuta insieme a me, come un’antica memoria mai completamente dimenticata.

Ho incontrato Dion Fortune da sempre. Da bambina vedevo molto spesso nei miei sogni una figura che non conoscevo e, in età adolescenziale, spinta dal desiderio di comprendere chi fosse, mi recai sulla sua tomba a Glastonbury. Da quel momento iniziai a informarmi su di lei, la sua filosofia, ad incontrare persone che l’avevano conosciuta o che seguivano la sua filosofia e ad approfondire i suoi insegnamenti, consapevole che, prima di portare in Italia la Sua filosofia, avrei dovuto approfondirne le Fonti qui, per questo motivo in Italia non ne parlai per molto tempo.

Ho potuto ricongiungermi consapevolmente a quella filosofia che avevo sempre sentito appartenermi. Non ho vissuto quindi questo incontro come la scoperta di qualcosa di estraneo, ma come il riconoscimento di una memoria antica e il ritrovamento di una tradizione che era già presente nella mia anima. In questo senso, Dion Fortune è stata per me una chiave: ha dato parole, metodo e forma a una conoscenza che fino ad allora avevo percepito soprattutto interiormente.

  1. Una parte della tua attività è dedicata ai viaggi, che nel tuo caso sembrano andare molto oltre il semplice turismo. Che significato ha per te il viaggio all’interno di un percorso spirituale?

Ho scelto di organizzare viaggi nelle Terre Sacre offrendo anche ad altre persone la possibilità di visitarle, perché desideravo restituire una dimensione spirituale a ciò che questi luoghi rappresentano. Non si tratta semplicemente di visitarli o di conoscerne la storia, ma di entrare in contatto con il loro carattere Sacro, con le loro energie e con le Ley Lines che, nella visione esoterica, li collegano tra loro.

Viaggiare significa quindi avvicinarsi all’anima del luogo, percepirne la memoria e riconoscere lo spirito celtico o la particolare tradizione spirituale che vi si esprime. Il viaggio diventa un atto di ascolto e un’esperienza interiore: non siamo soltanto noi a visitare un luogo, ma è anche il luogo a entrare in relazione con noi, risvegliando ciò che eravamo pronti a riconoscere.

  1. Tra le destinazioni dei tuoi viaggi c’è anche la Scozia. Che cosa ti lega a questa terra e che cosa trovi di particolare nei suoi luoghi?

In Scozia, e in particolare in luoghi come l’isola di Iona, Inverness e le Highlands, percepisco memorie molto profonde. Una sensazione analoga mi accompagna anche a Holy Island. Sono luoghi che per me stabiliscono una connessione intensa sia con la spiritualità celtica sia con l’energia della terra stessa.

Quando li attraverso, riaffiora quella sensazione di memoria e di appartenenza che mi accompagna fin dall’infanzia: non mi sembra di scoprirli per la prima volta, ma di riconoscerli. È come se il paesaggio fosse un archivio vivente, capace di conservare una memoria con la quale l’anima può nuovamente entrare in contatto.

  1. Se dovessi scegliere un solo luogo della Scozia particolarmente significativo per te, quale sarebbe e perché?

Se dovessi scegliere un solo luogo della Scozia, sceglierei le Highlands nel loro insieme e, in particolare, Inverness, che ne è considerata la capitale. Inverness rappresenta per me un punto centrale, perché percepisco in questa terra una rete di Ley Lines che attraversa e collega i suoi luoghi più significativi.

È come se da qui si diramassero connessioni capaci di raggiungere le diverse terre magiche della Scozia, dalle Highlands fino alle isole. Per questo Inverness, dove vado una volta al mese almeno, non è per me soltanto una città, ma un centro spirituale inserito in un paesaggio vivo, nel quale la terra, la memoria e la dimensione sacra continuano a comunicare tra loro.

  1. Dopo tanti anni trascorsi fuori dall’Italia, senti ormai il Regno Unito come casa? Hai mai pensato di tornare a vivere in Italia?

Non ho mai preso in considerazione l’idea di tornare definitivamente a Torino o di stabilirmi in un’altra parte d’Italia. Sento che la mia vita e la mia opera debbano continuare nel Regno Unito, che per me rappresenta realmente casa.

Mantengo comunque un legame lavorativo e culturale con l’Italia: scrivo i miei libri in italiano e la mia scuola nasce proprio con l’intento di divulgare anche in Italia la Western Esoteric Tradition. L’Italia rimane quindi la mia nazione d’origine e la lingua attraverso la quale trasmetto parte del mio lavoro, ma non è il Paese nel quale desidererei vivere. Il luogo al quale sento di appartenere e nel quale voglio continuare il mio cammino è qui.

  1. Che consiglio daresti a un italiano che vorrebbe trasferirsi nel Regno Unito ma non riesce a fare il grande passo, al di là delle difficoltà legate alla Brexit?

Gli consiglierei innanzitutto di ascoltare la propria memoria interiore e di non avere paura di affrontare ciò che il cambiamento potrà richiedergli. Prima di decidere, è certamente utile visitare il Paese, ma non soltanto per osservarne gli aspetti pratici: bisogna cercare di riconoscerlo attraverso le proprie sensazioni e comprendere se si avverte davvero un senso di appartenenza.

La paura più importante da superare è quella di distaccarsi dalle proprie abitudini e da tutto ciò che appartiene al passato. A volte continuiamo a restare legati a un’antica risonanza soltanto perché ci è familiare, anche quando non serve più alla nostra evoluzione. Partire significa avere il coraggio di lasciare ciò che ha concluso la propria funzione e aprirsi a qualcosa di nuovo. Talvolta arriva semplicemente il momento di andare incontro a un’altra fase della propria vita.

  1. E per finire: se dovessi descrivere il tuo rapporto con la Scozia con tre parole, quali sceglieresti?

Le tre parole che sceglierei sono: amore, fiducia e verità.

Sento la Scozia come una terra forte e solida, profondamente radicata e capace di offrire moltissimo a chi sa ascoltarla. In essa percepisco qualcosa di autentico, che non ha bisogno di apparire diverso da ciò che è. È una terra che ispira fiducia e che custodisce l’amore nella sua forma più vera: un amore profondo, concreto e indissolubilmente legato tra la Terra ed il Cosmo. Per me la Scozia è verità perché non si limita a mostrarsi: si rivela, lentamente, a chi entra in risonanza con la sua nobile e coraggiosa Anima.

 


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